Dice no all’islam, resta ostaggio di Boko Haram

 

Secondo le fonti della Fondazione “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, una 17enne da 2 anni è ostaggio degli jihadisti ed ha subito violenze, perché non ha voluto diventare musulmana.

Sarebbero false le notizie diffuse circa una presunta conversione forzata all’islam da parte di Leah Sharibu (nella foto su gentile concessione ACS), la 17enne cristiana rapita assieme ad altre 109 ragazze il 19 febbraio 2018 da Boko Haram, nel corso di un attacco condotto dai terroristi islamici alla scuola privata di Dapchi, nello Stato federale del Borno, in Nigeria. Alcune giovani sono morte nel corso della dura prigionia imposta. Altri 101 ostaggi sono stati, nel frattempo, rilasciati ed hanno dichiarato che Leah, unica cristiana del gruppo, si sarebbe rifiutata di divenire musulmana, come le era stato imposto, e per questo motivo sarebbe stata fino ad oggi trattenuta dai sequestratori.

Secondo le testimonianze raccolte sul posto dalla Fondazione di diritto pontificio ACS-Aiuto alla Chiesa che Soffre, la giovane sarebbe stata vittima di violenza carnale, a seguito della quale avrebbe dato alla luce il figlio di un comandante del gruppo terroristico islamista. Il portavoce della famiglia Sharibu, Gideon Para-Mallam, invita a «pregare affinché Leah sia liberata» e «per la sua famiglia».

In Nigeria, fino a poco tempo fa Paese a maggioranza cristiana, oggi – a causa delle efferate violenze scatenate dagli jihadisti di Boko Haram -, l’islam rappresenta il 46% della popolazione, solo dello 0,3% inferiore alla percentuale dei cristiani, secondo quanto rivelato dall’ultimo Rapporto sulla Libertà religiosa nel mondo, redatto da Aiuto alla Chiesa che Soffre. La Costituzione nigeriana, in realtà, vieta all’art. 15 qualsiasi discriminazione su base religiosa, all’art. 38 riconosce a tutti piena libertà di coscienza e di credo, il diritto alla conversione e la libertà di praticare e diffondere la propria fede anche attraverso l’istruzione. Tuttavia, in circa 11 anni gli jihadisti di Boko Haram hanno lasciato il segno, seminando terrore e sangue soprattutto nell’area Nord-Est del Paese, ai confini col Camerun, col Ciad e col Niger. Oltre 20 mila i morti provocati, 2 milioni i rifugiati, migliaia di donne e di giovani rapiti, schiavizzati oppure reclutati a forza per organizzare attacchi terroristici. Benché dal 2015 l’esercito nigeriano, in cooperazione con le forze militari delle nazioni vicine, ritenga di aver sostanzialmente respinto Boko Haram, i miliziani islamici si sono semplicemente divisi in fazioni, ma non possono ancora dirsi sconfitti, come provano i drammatici episodi recentemente perpetrati, tra cui anche le violenze a danno di Leah Sharibu, ancora minorenne.