A Roma liceo sotto attacco “rosso”

 

L’incresciosa vicenda ingiustamente patita nei giorni scorsi dalla professoressa Paola Senesi, preside del prestigioso liceo classico «Giulio Cesare» di Roma, ha avuto almeno un merito: quello di chiarire le posizioni e di mostrare in modo paradigmatico quanto ideologico e strumentale fosse – e sia ancora – l’attacco sferrato contro di lei.

Partiamo dai fatti. Alla vigilia della «Settimana dello Studente», svoltasi dal 9 al 12 febbraio scorsi, i rappresentanti di lista hanno presentato alla dirigenza scolastica del «Giulio Cesare» le proprie proposte in vista dell’evento. Tra queste, in prima stesura, figuravano anche due idee del “collettivo” «Zero Alibi», ovviamente di sinistra: una «Lezione informativa con una ginecologa specializzata nell’interruzione di gravidanza» (e nella «lotta contro l’obiezione di coscienza», quindi non certo super partes,come ha svelato la giornalista Costanza Miriano sul suo blog), e l’altra su «Che cos’è l’identità di genere-Corso di educazione sessuale con uno psichiatra specializzato».

Su entrambe la preside ha chiesto un ripensamento: nel primo caso, in quanto un tema complesso come quello dell’aborto non poteva esser ridotto a mera tecnica socio-sanitaria, implicando una multidisciplinarietà di aspetti, a partire da quello bioetico, non previsti dall’iniziativa; nel secondo caso, in quanto la nota del Miur n. 1972 del 15 settembre 2015 ribadisce a chiare lettere come «tra i diritti e i doveri e le conoscenze da trasmettere non rientrino in nessun modo né “ideologie gender”, né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo», dovendosi prevedere – in base all’art. 30 della Costituzione italiana, alle Linee-guida del Miur in ordine all’art. 1 comma 16 della legge 107, nonché della circolare ministeriale 19534/18 – che tutte le attività non rientranti nel curricolo obbligatorio debbano avere il consenso dei genitori, prima di essere varate. Nella versione finale, il programma elaborato dagli studenti ed approvato dal collegio docenti, non prevedeva più i due incontri “della discordia”.

Pareva che tutto fosse a posto, che le valutazioni della preside fossero state «condivise dai rappresentanti degli studenti», non essendo state riportate, neppure nella bozza finale, «specifiche obiezioni in merito», come precisato dalla stessa dirigenza scolastica in un proprio comunicato. Invece no, qualcuno, nell’ombra, dietro le quinte, stava già tramando, preferendo al confronto schietto l’attacco a sorpresa e vile alle spalle. E qui iniziano le evidenze.

A partire dall’orchestrazione di una protesta “ad orologeria” smaccatamente ideologica e strumentale, protesta che, infischiandosene di temi alti quali educazione, formazione, didattica, mondo giovanile, si è rivelata, come riportato dal quotidiano Avvenireun fronte aggressivo, che imbraccia slogan e pregiudizi per muovere all’assalto di chi non si riconosca nell’applicazione di una libertà ritenuta insindacabile». Ed è questa una convinzione degli stessi studenti, come hanno evidenziato quelli aderenti alla lista Factotum, che hanno espresso pubblicamente il proprio «sdegno in merito alle strumentalizzazioni politiche e giornalistiche. L’unica conseguenza di questo ridicolo teatrino è stata quella di mettere in cattiva luce il buon nome del “Giulio Cesare”, distorcendo la realtà dei fatti per fini ben lontani dal bene degli studenti. Ci auguriamo che certa gente smetta di usare gli studenti come pedine nei propri giochi di potere». Più chiaro di così…

Altra evidenza, il ruolo giocato da “certa” stampa, cui subito i ragazzi del “collettivo” si sono rivolti, contando su di un’azione di sponda: nello specifico il quotidiano Repubblica ha strumentalmente trasformato l’invito della preside ad un ripensamento in una censura. Il che non è vero, pur assicurando il titolone ad effetto: «Le modifiche apportate al programma iniziale non sono certo frutto di un atteggiamento “censorio”, ma dell’esercizio della funzione di indirizzo e valutazione delle proposte degli studenti sul piano formativo»,ha specificato la preside, Paola Senesi, in un proprio comunicato, in cui precisa come le iniziative dei ragazzi debbano inserirsi «in un contesto coerente con i programmi scolastici e dunque in accordo anche con le famiglie, il cui ruolo educativo è richiamato nel Patto di corresponsabilità sottoscritto ogni anno».

Terza evidenza, il ruolo giocato da chi, tra i docenti del «Giulio Cesare», gioca alla “guerriglia” e lancia il sasso nascondendo la mano, con una lettera non firmata, pervenuta sempre nella redazione di Repubblica a nome di 40 insegnanti dell’istituto (non si sa però chi), che avrebbero preso le distanze dalla preside, accusandola anzi di aver esautorato il collegio docenti, vietando quei due incontri. Niente di più falso, come spiegato in una propria nota da Alberto Gambino, giurista e presidente dell’associazione «Scienza&Vita», e Alessandro Benedetti, presidente del Comitato Civico per Roma: «Non appartiene al corpo docente il potere di decidere a colpi di maggioranza temi che, proprio per la loro sensibilità, riguardano le famiglie, finendosi altrimenti per sindacalizzare in modo ideologico le decisioni sulla formazione dei figli con l’estromissione dei principali protagonisti di tale proposta educativa che, per dettato costituzionale, sono innanzi tutto le famiglie e i genitori». Ma, a sbugiardare ulteriormente quella lettera non firmata, ha provveduto niente meno che il collegio docenti tenutosi lo scorso 17 febbraio, collegio che ha votato a larghissima maggioranza la versione dei fatti fornita dalla preside: dove sono spariti, dunque, quei 40 sedicenti insegnanti contestatari (ammesso che siano mai esistiti)?

Quarta evidenza, i facinorosi infiltratisi nella scuola per battaglie ad essa estranee, come avevano già dimostrato nei giorni scorsi le occupazioni compiute a Roma da striminzite minoranze presso il liceo «Socrate» alla Garbatella (con tanto di condanna forte ed unanime da parte del dirigente scolastico, del corpo docente e del personale Ata) e presso il liceo «Kant» in zona Torpignattara. Ma in questa categoria rientrano a pieno titolo anche le prese di posizione del sedicente collettivo transfemminista «Non una di meno», sigla che rispunta sempre dall’oblio in occasioni come queste.

Quinta evidenza, chi mesta nel torbido con provocazioni gratuite, come ha dimostrato il camion vela col manifesto firmato UAAR-Unione Atei ed Agnostici Razionalisti, pensato per promuovere l’aborto farmacologico, presentato come «una conquista da difendere», tacendone però i rischi per la salute (secondo il New England Journal of Medicine, il tasso di mortalità dovuto all’aborto chimico sarebbe dieci volte superiore a quello chirurgico). Ebbene, tale camion è stato piazzato proprio davanti al liceo classico «Giulio Cesare» di Roma nei giorni della bufera: un gesto servito solo a gettar benzina sul fuoco. In questo caso nessun Sindaco ha firmato un’ordinanza immediatamente esecutiva, per togliere dalla vista il cartellone, come capitato invece solo pochi mesi fa ad alcuni manifesti pro-life. Come al solito, due pesi e due misure, chissà perché sempre a favore di una sola parte…

V’è da dire che, in tutta questa faccenda, ha preso comunque forma e consistenza anche il fronte della solidarietà, innanzi tutto tradottosi nelle lettere inviate da molti genitori alla preside, ringraziandola di cuore. Sul versante istituzionale, certo, v’è una nota stonata, ma una sola, vale a dire l’interpellanza parlamentare presentata dall’on. Nicola Fratoianni. Chi è? È il segretario nazionale di Sinistra Italiana (partito che alle ultime europee ha raccolto nulla più dell’1,7% dei voti), dichiaratamente pro-eutanasia, pro-Lgbt, pro-legalizzazione della cannabis e pro-ius soli. Ha chiesto spudoratamente di censurare la condotta della preside del «Giulio Cesare». Ma, a fronte di questo caso isolato, non sono mancate le reazioni opposte, anche nel mondo della politica. La senatrice Isabella Rauti di Fratelli d’Italia ha condannato gli «attacchi hater» lanciati contro la dirigente scolastica sui social. I senatori Maurizio Gasparri ed Enrico Aimi di Forza Italia hanno chiesto chiarezza con un’interrogazione al ministro dell’Istruzione. Simone Pillon, capogruppo della Lega in Commissione Giustizia, con un’altra interrogazione parlamentare ha chiesto quali misure il ministro intenda assumere «per garantire ai dirigenti scolastici di svolgere il proprio dovere nell’osservanza delle leggi». Anche i senatori Lucio Malan, vicecapogruppo vicario di Forza Italia, e Paola Binetti dell’Udc si sono riservati eventuali indagini ispettive parlamentari a tutela della preside. Piena e totale solidarietà anche dall’on. Paola Frassinetti, vicepresidente della Commissione Cultura della Camera, e dall’on. Carmela Ella Bucalo, entrambe di Fratelli d’Italia.

Tutto ciò non è bastato ed i detrattori della preside han provato a dare una seconda spallata. Così, ecco di nuovo il quotidiano Repubblica, come già nella prima fase della vicenda, prestarsi a gettare benzina sul fuoco con i seguenti titolo e sommario: «La sfida degli studenti alla preside del Giulio Cesare, “in piazza i corsi censurati” – Le lezioni “proibite” su aborto ed educazione sessuale organizzate fuori dalla scuola», ha titolato a grandi lettere nell’edizione dello scorso 25 febbraio, dando ancora una volta, dei fatti, una lettura marcatamente faziosa. Innanzi tutto, parlando genericamente degli «studenti», come se questi, in massa, avessero aderito alla contestazione del “collettivo” «Zero Alibi». Niente di più lontano dalla realtà. All’indomani, all’estemporanea iniziativa, secondo RomaH24, hanno aderito «circa 30 alunni» (benché nella foto si contino 23 presenze, compresa la relatrice). Decisamente un’irrisoria minoranza rispetto al migliaio di giovani iscritti alla scuola, non c’è che dire. Ammesso, oltre tutto, che in piazza vi fossero solo studenti del «Giulio Cesare», il che è tutto da dimostrare.

Altra scorrettezza, enorme: nel titolo, Repubblica non precisa quando si tengano i corsi “on the road”. Sembra quindi che la foto a corredo del testo possa riferirsi proprio a tale iniziativa, anche perché ritraente un nutrito gruppo di ragazzi, peraltro nella stessa piazza, piazza Trasimeno, sede dei corsi “della discordia”. Nulla di tutto ciò. In realtà, quell’immagine riguarda un sit-in svoltosi lo scorso gennaio sulla questione sicurezza-didattica a distanza. Tutt’altro. Ma affiancare le due cose non può che ingannare quanti (e sono tanti) non si prendano la briga di leggere l’articolo.

Altro aspetto, non secondario: ancora una volta, in pagina, Repubblica ripropone la tiritera dei corsi «censurati», «proibiti» e via elencando, nonostante sia evidente ormai a chiunque che solo una lettura distorta dei fatti può condurre a tali conclusioni. Ciò ch’è stato ulteriormente dimostrato e reso evidente, smantellando qualsiasi obiezione residua, grazie ad un comunicato firmato dai genitori del Consiglio d’Istituto del liceo «Giulio Cesare», in cui, proprio prendendo spunto dagli articoli apparsi sul quotidiano romano, esprimono «la più totale disapprovazione verso ogni tentativo di strumentalizzazione “ideologica” e “politica” di quanto avviene all’interno delle attività» della scuola. «Non consentiamo che continuino ad utilizzarsi gratuitamente termini come “liceo nero” o di qualunque altro colore! Lo chiediamo non solo per rispetto nostro, ma soprattutto dei nostri figli: i ragazzi non sono merce di scambio per battaglie politico/ideologiche e sono ben lontani dalla definizione con cui le “gentili” giornaliste [le autrici di uno degli articoli, dedicati da Repubblica alla faccenda-NdR] del tutto gratuitamente ed arbitrariamente li etichettano. La nostra scuola ha dei fini educativi ben più elevati, in cui noi crediamo profondamente. Allo stato dei fatti rinnoviamo la nostra piena fiducia alla Dirigente scolastica, al Corpo Docente ed a quanti, a diversi livelli, collaborano all’interno del Liceo. E soprattutto ringraziamo i nostri ragazzi, che hanno continuato in questi giorni a vivere la loro scuola serenamente, lasciando tutte queste polemiche all’esterno e dimostrando una maturità e autonomia di pensiero, che di questi tempi è merce davvero rara». Parole chiarissime…

Anche la stampa si è accorta del tentativo di strumentalizzazione, cui si è prestata Repubblica, accusando tale giornale della «narrazione furbescamente costruita» dei fatti, come scrive il periodico Tempi: «L’aspetto incomprensibile di questa vicenda – spiega – è il motivo dell’accanimento di Repubblica e della sinistra politica contro una dirigente scolastica, che ha semplicemente fatto il proprio lavoro». Ed ha osservato come, curiosamente, tale quotidiano romano, così attento alle vicende del «Giulio Cesare», si sia «dimenticato di riportare» il comunicato dei genitori del consiglio d’istituto. Benché non siano stati i soli ad esprimersi a sostegno della preside. In merito sono intervenute anche diverse associazioni di famiglie, in particolare A.Ge., Mo.I.Ge., Articolo 26 e Generazione Famiglia: in una propria nota, si sono dette «fortemente preoccupate per le polemiche suscitate e per l’affrettato processo mediatico». Il liceo «si è sempre distinto per la qualità del servizio offerto da un corpo dirigente e docente sempre di alto livello professionale e per l’alto grado di partecipazione sia da parte degli studenti che dei genitori». Le sigle scriventi, pertanto, «rifuggono da ogni strumentalizzazione propagandistica, ribadiscono la loro fiducia alla professionalità ed al senso di responsabilità della prof.ssa Senesi, invitano quanti operano nel campo delicato dell’educazione ad avere il coraggio di evitare che vengano sfruttate singole incomprensioni per fini che esulano dal corretto svolgimento della vita della comunità scolastica educante». Infine, un richiamo agli «organi d’informazione», affinché evitino di prestarsi all’«ormai invadente proposizione dello scontro», sterile ed inutile. Comunque si voglia leggere l’intera vicenda, c’è chi, come “certa” stampa, ne esce con le ossa rotte… Eppure sarebbe bastato usare il buon senso.

(autore: Mauro Faverzani. Per gentile concessione di “Corrispondenza Romana”, numeri del 24 febbraio e del 28 febbraio 2021)